mercoledì, 22 febbraio 2006

"Nessuna espressione dei sentimenti umani è più grande della musica.
Chi non è toccato da un concerto di archi, come si può essere insensibili dinanzi ai colori di una sonata per pianoforte? Sembra il massimo. Eppure, quando sento la voce umana... Non so se capita anche a voi: ma e ancora di più, e di più non si può. Davvero, non esiste un servizio alla comunità paragonabile al canto".
Don Luigi Giussani accoglie con queste parole un bel gruppo di gente per cui la musica è tanta parte della vita. Ci sono professori di Conservatorio e semplici cantori dilettanti, tutti però prestano fiato, voce e passione ai cori di Comunione e Liberazione. L'occasione è conviviale. Qui mettiamo in fila, ricavate da appunti estemporanei, le domande che venivano su da un punto all'altro della grande tavola (si sarà stati in una trentina di persone) e le risposte e le contro-domande di don Giussani. gius3
Il filo del discorrere? La musica, naturalmente; anzi, il canto. Il fatto poi che la conversazione sembri saltare, a leggerne la trascrizione, un po' qui un po' là, si spera induca più a farla catalogare tra le rapsodie che a darne rimprovero all'estensore.
Don Giussani ripete e si schermisce: "Sì, il canto è l'espressione più alta del cuore dell'uomo. Non lo dico perché ho davanti voi, che cantate. Quel che dico qui, lo dico sempre". Un'osservazione: pochi in giro cantano, ma c'è sempre un ronzio di canzoni che sfuggono a cuffie e saltano fuori da tutte le parti. C'è una colonna sonora che ci insegue ovunque e che noi non scegliamo. Di gran moda sono le folle radunate dal karaoke o da un cantautore. "Eppure", interrompe Giussani, "queste canzoni e le esibizioni di questi fenomeni possono essere il segno della corruzione indicibile di un'epoca. Il canto, invece di essere espressione di un popolo, diventa la ripetizione ossessiva, sentimentaloide, delle ombrosità e delle fisime dei singoli. Si è magari in tanti ad ascoltare e a riconoscersi in quelle note e in quelle frasette. Ma si resta in frantumi. Collettivamente soli". Un po' di spavento si sparge come sale sulla tavola. Davvero è impossibile un canto di popolo oggi? Uno che è professionista della musica pone la domanda cosi: come crescere, come essere missionari nella musica? "Quello che aiuta maggiormente dal punto di vista espressivo, quel che proprio fa crescere, è cantare per la comunità. E sottolineo la parola per. Agli esercizi della fraternità fare un assolo non di fronte, ma per sedicimila persone! Questa è la differenza tra Vasco Rossi, che sarà senz'altro bravissimo, e voi che siete il coro di questi sedici mila. Voi esprimete questi sedicimila, la loro coscienza, siete la voce di un corpo, di un popolo, di un destino. Vasco Rossi, anche dinanzi a centomila, esprime se stesso, e conferma nella solitudine e nel vuoto chi pure lo adora. Invece quando a Rimini, agli esercizi, voi cantate, ci esprimete, siete noi, e la vostra voce si alza e ci tocca come puro dono. Per questo il canto è gratuito, il canto è carità. È carità pura, il canto. Se vi posso dare un consiglio: non siate troppo preoccupati di voi stessi, della vostra capacità di esprimervi. Il contenuto della preoccupazione non può essere l'espressione di sé, ma l'esprimere la coscienza di questo popolo. Per questo, il coro, il canto, è il servizio più utile e gratuito per la comunità. Se una comunità non ha coro, vuoi dire che non ha passione, qualcosa si è già disfatto". Domanda: e come si può essere sicuri che non si sta inseguendo la propria personale fisima espressiva? (Intanto conviene notare che il tutto accade tra impilarsi di piatti e affondi di forchetta: nessuna solennità, molto appetito). Risposta: "La sicurezza viene dall'appartenenza. E’ una cosa tanto naturale, questa. Tant'è vero che un bambino, che non ha vissuto l'esperienza di questo appartenere alla madre e al padre, cresce psicopatico. Si canta, e il canto esce dal petto e dalla gola dicendo una coscienza, se si appartiene. Siete mai entrati in una casa dove c'è una giovane madre affettuosa? È impossibile che il suo bambino piccolo non canticchi. Canta, canticchia, tira fuori chissà da dove delle armonie: e ha quattro anni! È espressione della letizia e della tranquillità che viene dall'essere amati. Che viene dall'appartenenza". Qualcuno butta il sasso: don Giussani, è per questo che da tante parti, nel movimento, si canta male? "È sintomo del disfacimento della comunità" dice calmo don Giussani. E si spiega: "Quanto più ci si riempie la bocca della parola compagnia, tanto più la comunione si è dissolta. L'appartenenza alla compagnia, la comunione, è sostituita da un legame affettivo intorno a una personalità magari affascinante. Ma si finisce per essere costituiti da un legame psicologico. Invece la comunità nasce dalla partecipazione dell'Essere, da un'ontologia. Se non discende dal Mistero, non è comunità. E bisogna che ci sia la coscienza dell'avvenimento, che accade qui ed ora. Quanto poi al canto...". Si fa un attimo di silenzio, si smette di tuffare il cucchiaio nella créme caramel. "...Quanto al canto: è una carenza generale del movimento. Dovuta al fatto che i capi sentono poco che cosa è l'uomo, che cosa è il cristianesimo? Questa "trascurataggine", questo disamore al canto e alla musica è sintomo di una grave decadenza". Ride e scherza ma non troppo: "Io, siccome so che cosa è l'uomo, esigo il canto". E’ una passione antica quella di don Giussani. Racconta che nel 1933, ed aveva 9 o 10 anni, suo padre sceglieva dal giornale a quale liturgia festiva farsi accompagnare dal figlio, in giro per tutta la Lombardia a cercare una messa polifonica. C'era crisi eppure più del pane era importante la musica. E nella casa dei Giussani a Desio, dove non c'era certo da scialare, si faceva venire la domenica sera un trio o un quartetto a suonare Schubert. Qualcuno commenta: questo essere impastati di musica, o c'è o non c'è, allora. Dunque parte l'ordine:"dovete fare i cori, cantare"? Don Giussani: "Non si smuove nessuno con le parole. Chi appartiene sta ad imparare". A questo punto torna fuori la storia del canto nel movimento. Non è nato qualche anno dopo, con Adriana o altri. Non è nato neppure un minuto dopo il movimento. È la stessa cosa del movimento, è - si può dire - il suo carisma? Racconta Giussani: "Alla prima messa di Gs, la prima in assoluto: lì è nato il canto del movimentogius2. Eravamo radunati nella chiesa milanese di san Gottardo al Palazzo. E dieci minuti prima della messa mi sono messo a insegnare Vero amorè Gesù e O còr' soave. Ho mosso le mani come faceva il mio maestro in seminario (fa il gesto), ho cantato e mi hanno seguito. Cinque minuti prima della prima messa del movimento è nato il canto del movimento. L'inizio del canto del movimento è l'inizio del movimento. Non c'è differenza. Nasce il movimento e si canta. Come un bambino con la madre. Si appartiene e sorge il canto. Senza appartenenza non ci può essere un coro. Non si impongono i cori per decreto, nascono quando nasce il movimento: anche oggi". E le canzoni nate da Gs? "Ce n'erano di bellissime, sin dagli inizi. E tutti le cantavano. Poi, per anni e anni, questi canti non sono stati più cantati. Le canzoni di Adriana Mascagni - bellissime - sono cadute nell'oblio. Anche i più bei canti di Claudio Chieffo (la guerra, la ballata dell'uomo vecchio, La nuova Auschwitz) erano caduti in disuso. Ma ho lottato. Se una cosa è autentica devi farla passare. E quei canti sono tornati". Qualcuno rimette il dito nella piaga, e dice: eppure - e siamo allo spumante finale, uno splendido rosé - c'è quasi una sordità nel movimento... Don Giussani commenta: "È diffusa una pigrizia, una inerzia.., ma è soprattutto aridità. Essa domina la società di oggi. Ma è precisamente con il canto che si vanga in questo terreno secco! Noi ci lamentiamo e ci battiamo il petto per tutte le volte che tale aridità alberga in noi,ed è giusto. Ma pensate che nove su dieci che ci incontrano e vengono ai nostri raduni se ne vanno via dicendo: "Come si canta bene da voi!". Tutti i sentimenti umani più forti, il senso del peccato, la paura, la misericordia, la nostra gente li ha imparati assai più attraverso il canto che non con le letture. Io li ho imparati da piccolo: non innanzitutto dalle prediche, ma dai canti. Così la riforma della Chiesa ha avuto bisogno e si è espressa attraverso i canti di san Filippo Neri. I più belli li cantate anche voi". La discussione scivola su chi può dirsi davvero grande musicista. Sulla musica tedesca (qualcuno azzarda: "Non sopporto tra i tedeschi la presunzione di Wagner. Strawinsky ebbe a scrivere che la donna è mobile di Verdi da sola vale più di tutto Wagner"), su quella italiana. Conclude Giussani: "Il canto è l'espressione più autentica dell'uomo, se l'uomo è uomo, ed è tale se appartiene. Il figlio, se la madre è nei pressi, canticchia. Così appena c'è il movimento, anche piccolo, anche un frammento, canta"."

Don Luigi Giussani 15 Ottobre 1922 - 22 Febbraio 2005

gius

 

Un grazie a questa persona la cui semplicità ha dato la vita a tanti, me compreso.

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martedì, 14 febbraio 2006

Tolo

 

Giovedì sera al Discanto, per vedere 'sto chitarrista, ma chi sarà mai, beh, comunque si scopre che è famoso e ha suonato un pò da tutte le parti. Un pò confusi, attraverso i rumori del pub avvertiamo l'inconfondibile suono di una strato aperta, una voce leggermente flebile dice. "Salve a tutti, buonasera". Strano per strano questo musicista aveva più o meno 50 anni, magro al limite e col volto leggermente stanco. Come non detto, la sua chitarra vola sopra tutti i nostri pensieri, entra nel cervello e attiva il comando: Rock On. Finalmente le persone prima mezze ubriache si "discantano" ed assistono a questo grande concerto rock a tre, basso batteria e chitarra. Anche se in un certo miscuglio di stili (country, blues, jazz) Tolo Marton riesce ad esprimere un rock alla Jimi Hendrix misto ad una tecnica molto particolare e personale. Veramente da lodare questa persona trevigiana che, tra le altre cose, ha suonato davvero dappertutto e ha vinto molti premi. Sfortunatamente non se ne è mai sentito molto parlare a causa dei soliti sistemi informativi (dediti totalmente all'antirock). Ma non importa quello che dice (e soprattutto non dice) la stampa; abbiamo riconosciuto comunque la bravura di questo artista e scoperte come queste non se ne fanno molte, con la "musica" che c'è in giro. Viva il Rock e viva Tolo Marton.

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mercoledì, 08 febbraio 2006

Non è giusto rimanere per cosi lungo tempo sbalorditi e confusi, mente percepisco la melodia di un blues triste che narra della magnifica ragazza che si consuma nella notte. Volevo una donna ma non ho firmato un contratto con te, dolce e sensibile al mio sguardo, vieni descritta con armoniche note in velata voce. Molta gente parla, ma pochi sanno cosa dicono, non credono al tuo splendore, storieggiano sulle tue forme, senza risultato. Tu ferisci e ti approfitti, dici un sacco di bugie, rimangono tutti ipnotizzati quando ti dai da fare in giro. Dolce piccola fanciulla, anche se non so dove sei stata ti amo e ritorno qui. Riesco ancora a leggerti negli occhi che senti il peso del mio essere, ritornerò. Ogni giorno, lavoro molto per portare  a casa la mia paga, guadagnata con fatica. Non so dove andrai, so appena dove sei stata, dolce piccola fanciulla, ti voglio ancora. Lascio la mia postazione per venirti incontro e stendere su di te tutto il mio volere. Amami fanciulla, lo vuoi, lo so, Amami! Non è giusto rimanere così a lungo sbalordito e confuso, volevo una donna ma non ho firmato un contratto con te. Prendila comoda baby, lascia dire alla gente ciò che vuole e la tua lingua sarà ancora così lunga quando ti presenterò il conto? Ohh yeah!!!Led 4

Dum dum, questo basso tanto basso da sembrare insignificante crea tutto da se il contesto. Due armonici, due e la ragazza è costruita, una voce calma esclama intensamente i suoi problemi, e la storia è fatta. Semplice quanto ingegnosa quegli armonici, sempre uguali ma sempre diversi, costituiscono una solidissima base psichedelica, come del resto è questa canzone, armoniosa (armonicosa), spunti rock nascono da tutte le parti, infatti il blues iniziale si muta in una grande sequenza di puro sfogo emotivo (soprattutto vocale) con gli incantevoli gorgheggi del cantante che non smette mai di farci sentire "passionali". Trasformato il blues ecco che la mente del regista si identifica nei suoni tenebrosi del sottofondo vocale, intensi e altezzosi nello stesso tempo, degni di un agghiacciante omicidio. Adesso basta, Boom, cade il sipario ed eccoli, ritmo, sleppata e mitico assolo tipo velociraptor che segna profondamente lo stato d'animo del cantante. Tutto è presente in questa canzone, Led Zeppelin compresi.

                                                                    Led Zeppelin - Dazed and Confused

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mercoledì, 01 febbraio 2006

             "Giù, dentro, dolcezza, ne hai bisogno, ti darò il mio amore"

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Essenzialisticamente stupendi, i Led Zeppelin creano la loro musica basandosi sulla totalità della trasgressione umana, finalizzata, però, sempre all'amore, passionale e carnale, atto ad estrapolare l'animo dal corpo e a manifestarlo nella sua forma totalizzante.

Quattro ragazzini inglesi appena ventenni provenienti da esperienza musicali diverse si ritrovano nell'ottobre del '68 con quattro cervelli (fino a prova contraria) totalmente dediti all'hard rock, il che era cosa buona, e, cosa ancora più buona, erano quattro provetti musicisti che avevano capito il significato della parola Rock. Grazie ad una totale intesa tra di loro, nel Gennaio del '69 esce il loro primo disco dal nome Led Zeppelin I. E' un successo incredibile, la gioventù del tempo si nutre giornalmente delle candide note di "Babe I'm Gonna Leave You" e sfoga il dopo scuola a suon di "Communication Breackdown". I Led mettono subito le cose in chiaro: potenza e aggressività all'ordine del giorno, insieme a tocchi acustici e lenti. Sulla scia del successo, nell'ottobre dello stesso anno i Led Zeppelin sfornano dalle loro mani la chiave per il successo a livello mondiale, l'album Led Zeppelin II. Questo LP, che rimane in classifica per 139 settimane (all'incirca due anni e sei mesi), rappresenta il fulcro della musica blues in chiave rock, ben rappresentata dagli assoli di Jimmy e dalle tonalità di Plant, le due figure di spicco del gruppo. Tra le varie tracce notate sopratutto "Heartbreacker" e la mistica psichedelia di "Whole Lotta Love" in cui si vede il pieno raggiungimento della trasgressione mista al rock ed al caratteristico elemento psichedelico. Nel nuovo decennio dal gruppo esce Led Zeppelin III che la stupidissima e ignorantissimaled 1 stampa dell'epoca critica come disco non all'altezza della band, dimenticando forse "Immigrant Song" degna di essere citata nei libri di storia e "Since I'Ve Been Loving You" passionale più di ogni altra, senza dimenticare il leggero passaggio da un sound heavy a uno più folk e medievale che di sicuro giova al gruppo. Tutte le carte sin qui giocate sono servite per la composizione, musicalmente avanzatissima, del loro nuovo album che segnerà la storia. Se Led Zeppelin II era stato il disco con più successo, Jimmy Page, Robert Plant, John Bonham Bonzo e John Paul Jones, ormai strumentalmente maturi, incidono nel novembre del '71 "               " che sarà il progetto più Bello della loro carriera ed una delle pietre miliari della storia del Rock, nessuno infatti d'ora in avanti potrà mai parlare di musica senza citare il "               " dei Led Zeppelin, contenente una tra le ballate più belle della musica del novecento, "Stairway To Heaven". Qui si conclude la ricerca del sound LedZeppeliniano; ormai famosi anche sulla luna, il gruppo si dedica ad un maestoso tour in USA che li renderà il più famoso gruppo in assoluto. I Led Zeppelin registrano altri quattro dischi, che la stampa criticherà come non all'altezza dei precedenti, ma sappiamo che il rock non può essere fermato da un gruppo di giornalisti ignoranti, sono infatti ottimi LP: "                  II" '73, Physical Graffiti 75', Presence 76', In Through The Out Door 79'. Il 24 settembre 1980, durante le prove del nuovo tour, John Bonham muore soffocato nel sonno per un attacco di vomito. Il gruppo scosso decide di interrompere il lavoro e di non continuare a suonare e faranno uscire nel 1980 l'ultimo album Coda, inteso come la fine del gruppo. Fine del gruppo? Fine? Qualcuno si è mai accorto che sono finiti? Siamo ormai nel 2006 e le rimasterizzazzioni dei loro dischi vendono ancora tanto, molti gruppi si ispirano al loro suono per cercare successo, nella mente nostra e dei nostri padri risuona ancora quel grido acuto di amore di Plant: bambina yeah amami. Sono passati omai 37 anni da quando il mi minore della chitarra di Jimmy sfasciava le vetrine dei negozi musicali e il gong di Bonzo si incendiava durante i concerti, eppure, molti credono ancora nella riscossa del Rock, si, di questo Rock. Pensando ciò, ogni tanto, ci viene in mente l'inno mondiale del Rock, eccome se ci viene in mente. Baby Baby Baby Baby Baby Baby Baby Baby Ahhhhh...

led 2

postato da: Abhorsen alle ore 21:11 | Permalink | commenti (44)
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